PAVIA. La legge sul fine vita al centro della serata con Massimo Galdolfini.

PAVIA. “Non è vero che oggi una persona o un ammalato non possano scegliere come e se essere curati. E’una bufala colossale perché già ora, grazie al consenso informato e all’articolo 32 della Costituzione, questi diritti sono tutelati”.
Non usa mezzi termini Massimo Gandolfini, il neurochirurgo e promotore del Family Day 2016, nel corso della serata di ieri organizzata a Pavia dal Comitato ‘Difendiamo i nostri figli’ insieme all’UGCI (Unione Giursisti cattolici italiani), l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose e il sodalizio Pio XII.
Al centro dell’incontro, aperto e concluso dalle brevi riflessioni del vescovo di Pavia, Corrado Sanguineti, la legge attualmente in discussione in parlamento sul fine vita (testamento biologico e DAT, disposizioni anticipate di trattamento).
Con grande chiarezza Gandolfini ha condotto il pubblico presente alla Casa del giovane ad un puntuale approfondimento sulle parole che ruotano attorno alla legge: suicidio assistito, eutanasia omissiva, passiva o attiva, disposizioni o dichiarazioni anticipate di trattamento, fine vita, testamento biologico, terapia, cura.
“C’è chi dice che è una legge di compromesso, che non è poi così male e che non bisogna creare divisioni nel Paese. Ma laddove si è iniziato a promuovere leggi di questo tipo, come in Belgio e in Olanda, la percentuale di persone uccise con l’eutanasia è cresciuto a dismisura, includendo anche minori di 14 anni, persone depresse o alcolizzate”.
Il neurochirurgo ha poi ben precisato la differenza tra terapia (dove prevale l’aspetto clinico) e cura (dove al centro vi è la relazione medico-paziente) e come idratazione e alimentazione non possano in nessun modo essere considerate terapie. 
Quanto alle DAT (per la legge disposizioni anticipate di trattamento), Gandolfini si è chiesto che valore possano avere scritte magari in un attimo di istinto davanti al televisore e senza avere in realtà la benché minima consapevolezza della patologia che un domani dovesse subentrare.
Al termine della serata, intitolato “Il tunnel della buona morte: suicidio assistito e eutanasia”, il vescovo Sanguineti ha proposto ai presenti le sue riflessioni: “Sembra che si voglia un mondo dove la sofferenza sia eliminata e dove le vite che soffrono non hanno più alcun valore. Ma noi siamo invece chiamati a dare dignità a queste vite fino all’ultimo istante, perché la vita non è un nostro possesso”.

Filippo Cavazza